Menisco rotto: tutte le risposte alle tue domande

Oggi abbiamo intervistato il Dott. Di Giovanni Antonio - Medico Ortopedico - per avere maggiori informazioni sul menisco rotto.


Che dolore aspettarsi da un menisco rotto?

Spesso una lesione meniscale non provoca dolore, o comunque, soprattutto in lesioni piccole, dopo una prima fase infiammatoria la sintomatologia si attenua e scompare, se non specificatamente sollecitata. In altri casi la sintomatologia è più eclatante con dolore continuo e versamento articolare, fino ad arrivare al blocco articolare (difficoltà nell'estendere completamente il ginocchio).


Il menisco rotto può guarire?


Purtroppo le statistiche non giocano a favore delle guarigioni, che sembrano essere solo una percentuale relativamente bassa, ma bisogna ricordarsi che è un evento in alcuni casi possibile. Per essere più esaustivi bisognerebbe comprendere la vascolarizzazione dei menischi.

Sembrerebbe che i menischi abbiano una vascolarizzazione, che però si riduce con l'avanzare dell'età, in maniera proporzionale, dalla loro parte centrale (white zone) alla parte laterale del ginocchio (red zone). Le zone meno vascolarizzate sono quelle in cui il processo riparativo è più difficile che possa verificarsi.

Altro fattore riguarda l'età; nei soggetti giovani (bambini/adolescenti), nei quali la vascolarizzazione è più capillare e diffusa a tutto il menisco, è più probabile la guarigione.


Menisco rotto: operare o non operare?

In primo luogo occorre distinguere se la lesione è avvenuta in seguito a:

  1. Evento acuto: generalmente traumatico distorsivo, in particolare in ambito sportivo

  2. Degenerazione tissutale: specie dopo i 50 anni di età.


Le 3 principali lesioni che può subire il menisco sono:


  • Lesione radiale, se la lesione parte dal bordo del piatto tibiale verso il centro del menisco,

  • Lesione longitudinale, se è invece parallela alla forma di mezzaluna della struttura intera

  • Lesione a flap, se partono come lesioni radiali, ma si propagano seguendo una direzione longitudinale; quest'ultima quando diventa particolarmente grande può dislocarsi nella parte opposta al punto in cui si trova, diventando una lesione cosiddetta "a manico di secchio", provocando così, oltre al dolore al ginocchio, un blocco articolare.

Fatte queste premesse possiamo dire che la lesione su base traumatica, nella gran parte dei casi (generalmente nelle persone più giovani ed attive) va operata. L'intervento si esegue in artroscopia eseguendo due piccoli accessi mediante i quali si rimuove selettivamente la parte rotta del menisco. In casi selezionati, si può eseguire la riparazione del menisco rotto.

Esiste poi una larga parte di casi in cui la lesione meniscale non va operata, quanto meno non immediatamente. Facciamo riferimento a quelle lesioni che avvengono su base degenerativa, in particolare nelle persone più anziane e meno attive fisicamente.

In questi casi l'atteggiamento migliore è quello di attendere l'evoluzione clinica della lesione meniscale. In questo periodo "di attesa" può essere indicato eseguire delle terapie fisiche, riabilitative ed infiltrative al ginocchio (ad esempio di acido ialuronico). Passata questa fase di osservazione, al persistere dei sintomi potrebbe essere giusto optare per l'intervento chirurgico artroscopico.


In conclusione:l'indicazione di massima è quella di preservare il più possibile la struttura meniscale. Il menisco infatti, svolgendo una funzione di ammortizzatore delle sollecitazioni meccaniche del ginocchio, protegge la cartilagine articolare dai processi degenerativi (artrosi). E' stato dimostrato da numerosi studi, infatti, che la degenerazione cartilaginea successiva ad intervento di meniscectomia è direttamente proporzionale alla quantità di menisco asportata.Tuttavia ogni lesione meniscale va contestualizzata al singolo paziente. Ruolo centrale in questo senso lo riveste la visita con lo specialista Ortopedico, che valuterà la scelta giusta da fare sulla base dell'esame clinico e strumentale (Risonanza Magnetica) e delle caratteristiche del paziente.

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